Privatizzare per domare il Leviatano
Le privatizzazioni hanno talvolta l’aspetto della scialuppa di salvataggio: non sapendo come cavarci dai guai di finanza pubblica, speriamo che vendendo un po’ di asset la sfangheremo anche questa volta. Non è così o, almeno, non solo. E ci si augura che quando il governo prova, pur con qualche timidezza, a mettere nella sua agenda la “valorizzazione” e le “dismissioni del patrimonio pubblico”, sappia avere una visione che va oltre le ragioni di cassa. Il gettito derivante dall’alienazione delle proprietà pubbliche è una delle ragioni per cui ha senso privatizzare, ma non è né la prima né la più importante.
21 AGO 20

Le privatizzazioni hanno talvolta l’aspetto della scialuppa di salvataggio: non sapendo come cavarci dai guai di finanza pubblica, speriamo che vendendo un po’ di asset la sfangheremo anche questa volta. Non è così o, almeno, non solo. E ci si augura che quando il governo prova, pur con qualche timidezza, a mettere nella sua agenda la “valorizzazione” e le “dismissioni del patrimonio pubblico”, sappia avere una visione che va oltre le ragioni di cassa. Il gettito derivante dall’alienazione delle proprietà pubbliche è una delle ragioni per cui ha senso privatizzare, ma non è né la prima né la più importante. C’è infatti un motivo più grande, e più politico: privatizzare è anche e soprattutto un modo per tracciare una linea, per cui al di là lo stato non deve spingersi, e al di qua non c’è spazio per il privato. Privatizzare è come dire: il ruolo pubblico è offrire ai cittadini delle garanzie, delle opportunità e dei servizi quali la giustizia, la tutela dell’ordine e gli strumenti per ottenere un’educazione e una sanità ragionevolmente buone.
Il mestiere dello stato non è e non può essere (in una società moderna) vendere la benzina o fatturare la luce o trasmettere varietà o piazzare obbligazioni alle vecchiette. Lo stato deve tornare a fare lo stato: deve recuperare dignità e forza nell’ambito di sua competenza, deve mettere ordine al suo interno e fare pulizia e rimuovere gli scheletri nell’armadio, deve dividere più nettamente gli ambiti di sua pertinenza da quelli che spettano ai privati in concorrenza. Il che non significa abdicare a qualunque funzione di politica industriale o di welfare: significa, però, perseguire tali obiettivi coi mezzi adeguati (la regolazione, il fisco, eccetera) e non con mezzi impropri (gestire aziende e immobili che peraltro, tipicamente, è una cosa che ai burocrati riesce piuttosto male). Per queste ragioni, bisogna sottrarsi alla mera riflessione tecnica sulle privatizzazioni – che pure è, ovviamente, importante – e spostarsi su un terreno più appropriato.
Privatizzare non è ragioneria ma politica. Al di là delle soluzioni pratiche che si possono trovare e che si stanno cercando da anni (nonostante le molte buone proposte sparse nel vento dagli economisti), le privatizzazioni sono un gesto di chiarezza e un impegno all’accountability. Le privatizzazioni non si possono subire come un destino inevitabile: bisogna volerle e sapere perché le si vuole.